CHI SIAMO



Chi ama il mare, pur se non ama pescare, sa che ci si può perdere fissando i pescatori, uno accanto all’altro, sui moli o sui pescherecci; pazienti,taciturni, spesso appena ragazzi, in attesa del momento in cui la lenza si tende, fa curvare la canna e le forze si oppongono, da una parte il pescatore e dall’altra il pesce.

Il momento in cui entri in sintonia con un pescatore di solito inizia a raccontarti le proprie storie, spesso vere ed altre frutto della fantasia; fu in una di queste occasioni che iniziai a sentir parlare di lei, “la lisca”, più che un pesce una leggenda: così chiamato perché così magro che la lisca ti sembrava di vederla.

Ci sono dei pesci dotati non di forza o fortuna, non di velocità o furbizia ma di una miscela di tutto ciò che fa si che nessuno riesca a catturarli. Tutti la conoscevano, tutti avevano una leggenda a riguardo, c’era chi diceva che gli aveva spezzato la canna pur se non aveva neanche lontanamente la forza di uno squalo, a chi gli aveva rosicchiato la rete pur non avendo i denti del barracuda.Fra questi anch’io provai con tutto quello che avevo imparato nei miei anni di osservazione, provai esche che andavano dai vermi, al pane e persino alla Nutella ma le poche volte che la vidi, riuscì sempre a sfuggirmi; un giorno, mentre stavo sul pontile del peschereccio, sorseggiando un vino bianco ghiacciato, abboccò: occhi furbi, scaglie argentee ma soprattutto magra da far impressione

Per l’emozione il vino che stavo bevendo mi cadde in acqua ed in quel preciso momento “la lisca” balzo’ fuori dall’acqua, in tutta la sua magrezza e con un morso troncò una lenza che avrebbe resistito ad un pesce spada. Da quel momento il pesce scomparve e nessun pescatore riuscì più ad avvistarla.

Di tanto in tanto sul pontile ritrovo oggetti provenienti dal mare, una sveglia, uno scarpone…Mi piace pensare che sono regali della mia amica “la lisca” e come tali gelosamente li conservo.

A.